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Il risci˛: L'unica utilitaria davvero ecosostenibile: fa mediamente 100 km con un kg di pasta e ci vai praticamente ovunque. E la tua? in risci˛ da Monaco di Baviera a Genova
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Ventitreesimo Giorno - L'arrivo

Sabato 15 settembre 2007

Come and˛ che potei riassaggiare la celebre foccaccia di Voltri, riabbracciai i miei familiari e raggiunsi il centro di Genova, dove per buona parte della notte sono stato circondato da una folla mai vista prima nella plurimillenaria storia della cittÓ.



A nche quest'ultimo giorno di viaggio Ŕ sorprendentemente sereno e caldo. Nella mattinata giÓ inoltrata esco fuori a respirare l'aria fresca e pulita di montagna, e mentre risistemo i bagagli nel risci˛ mi viene servita dal padrone di casa una ricca e ottima colazione nel soggiorno. Mi ha mostrato nel giardino i diversi fiori che danno il nome alla casa, poi mentre trangugiavo la colazione mi ha raccontato un sacco di altre cose che riguardano l'organizzazione del territorio del comune di Masone, molto attenta al rispetto delle risorse boschive e all'equilibrio dei diversi organismi che vivono in questa comunitÓ montana. Loro per esempio hanno un camino per il riscaldamento domestico che scalda anche l'acqua e attraverso delle tubature riscalda tutta la casa, mentre esiste anche un tipo di camino dove un meccanismo autoalimentato immette a intervalli regolari dei pezzi di legna nel fuoco, cosý non bisogna essere sempre attenti a ravvivare la fiamma. Con tutta questa legna qui in ambiente boschivo non sembra essere un problema procurarsi abbastanza combustibile per i camini. Anzi: pare che se non raccogliessero gli alberi e i rami di troppo nei boschi, che crescono come erbacce ad ogni nuova stagione, e con esso alimentassero il loro riscaldamento, questo rappresenterebbe un problema per la salute del bosco. L'ultimo tratto di salita, pochi chilometri, fino al passo del Turchino Ŕ pi¨ pesante di quanto mi aspettassi. L'aria era oggi particolarmente umida, e arrivato in cima ero ben inzuppato di sudore. Anche per questo motivo ho preso una pausa per asciugarmi al bar subito al di lÓ del passo, dove si fermano sempre anche i motociclisti a bere un caffŔ e come punto di ritrovo. Io ho preso un the e una brioche mentre telefonavo ad alcuni amici per incontrarci a piazza Caricamento fra qualche ora. Eh si, perchŔ ormai ero praticamente arrivato. Da qui in poi sarÓ tutta discesa a tornanti per una decina di chilometri fino a Genova Voltri, e da questa estrema propaggine del comune di Genova fino al Porto Antico non impiegher˛ pi¨ di un paio d'ore.
Poco dopo lungo la discesa un'auto da dietro strombazza sonoramente, e quando mi fermo alla prossima piazzola di sosta mi accorgo con sorpresa che Ŕ mio zio che mi saluta: Ŕ appena stato su per i boschi del Faiallo a raccogliere funghi. Ŕ il primo a porgermi il bentornato a Genova, anche se ancora siamo al Fado, nel Comune di Mele. Dopo una mezzora abbondante in cui dal clima di montagna si passa all'aria decisamente estiva della costa, sono arrivato a Voltri, borgo genovese famoso per la sua focaccia. Quando venivo a scuola qui al locale liceo la mangiavo tutti i giorni come merenda, e da quando non sono a Genova ogni tanto ne sento la nostalgia. La faccio anche in casa a volte, ma non Ŕ mai buona come quella di Voltri, con la farina di mais e le cipolle. Quindi anche perchŔ era ormai ora di pranzo al termine della discesa sono entrato nella prima focacceria a fare uno spuntino.
Poi ho proseguito per PrÓ, il borgo genovese dove sono nato e cresciuto, per incontrare i miei genitori e prenderli su per andare assieme verso il Porto Antico. Mio papÓ aveva un po' paura del traffico, ma in realtÓ oggi il traffico di automobili non era niente in confronto a quello che avevo giÓ sopportato a Milano. Ŕ un tranquillissimo sabato pomeriggio. La calma prima della tempesta di stasera. Ma prima di rimetterci in cammino ho consegnato ai miei genitori le cose che avevo tenuto in serbo per la mia famiglia nel bagagliaio del risci˛: due bottiglie di vino passito da Milano, una confezione di zucchero di canna grezzo, un pacco di quinoa, alcune mele di Tortona, alcuni libri, un barattolo di erba melissa, e per il piccolo nipote nato da poco una specie di ciondolo-bambola indiano coloratissimo, raffigurante Ganesha, il tradizionale dio-elefante indiano. Ŕ un porta fortuna, cosý mi ha detto il mio vicino di casa indiano che me l'ha dato a Monaco prima che partissi.
A metÓ tragitto, all'inizio di Cornigliano sulla via Aurelia, ci siamo fermati a bere qualcosa ad un bar. Io ho bevuto un latte di mandorla, o un'orzata, che poi Ŕ la stessa cosa.
Verso le 3 e mezza infine siamo arrivati al Porto Antico, che giÓ era in grande subbuglio per gli spettacoli di piazza previsti per stasera. Si sarebbe esibito proprio lÓ il famoso cantante Tiziano Ferro. Mentre aspettavamo che mi venisse incontro il mio amico a cui avevo dato appuntamento a piazza Caricamento, siamo entrati nell'area del Porto e ho insegnato ai miei genitori a guidare il risci˛ in uno spiazzo relativamente libero dai passanti. Mia mamma ha quasi sessant'anni e mio papÓ quasi settanta, ma se la sono cavata egregiamente.
Nell'area del Porto antico presso il Bigo c'erano anche dei risci˛ a noleggio di quelli diffusi nella riviera romagnola, ottimi per girare per l'intera area, che a piedi Ŕ effettivamente molto ampia da percorrere. Quando i miei genitori avevano ormai entrambi fatto abbastanza esercizio da poter andare in mezzo alla folla senza mettere sotto dei bambini, siamo tornati in piazza Caricamento, e ho incontrato il mio amico Francesco.
Ho istruito anche lui mentre i miei genitori prendevano la loro strada per le vie del centro, e abbiamo fatto un po' di corse per i vicoli intorno a piazza Banchi con alcuni avventori curiosi di provare questa ônovitÓö.
Poi mentre Francesco andava a prendere il posto nel bar dell'Accademia in piazza de Ferrari, dove sarebbero arrivati presto altri amici per festeggiare un compleanno, ho continuato a fare delle corse gratuite fra Caricamento e piazza de Ferrari, potendo cosý finalmente constatare che via San Lorenzo, la strada pedonale che sale attraverso il centro storico verso la cittÓ moderna, non rappresentava una pendenza insormontabile, ed anche la maggior parte dei vicoli attigui erano facilmente percorribili anche con passeggeri a bordo. Poi verso le 4 e mezza ho raggiunto il bar dell'Accademia e ho parcheggiato lÓ fuori sotto i portici, mentre intorno a noi era giÓ un via vai di gente che lavorava a montare un palco e un maxischermo nel centro di piazza De Ferrari.
Intanto per i bar si era fatta l'ora dell'aperitivo, infatti al secondo giro di bevande sotto i portici dell'accademia che ho frequentato fino a pochi anni fa ci Ŕ stato portato un buffet di cose da mangiare, e il resto del pomeriggio l'abbiamo passato a filosofare, siccome anche molti dei commensali erano studenti di filosofia, e il tema principe Ŕ stato il tentativo di definire che cos'Ŕ la felicitÓ.

Quando ormai la piazza si cominciava a riempire di genovesi delle pi¨ remote periferie ho fatto ancora in tempo a portare in giro alcuni commensali lungo via XX Settembre, via Dante e dintorni di Porta Soprana, incontravo continuamente gente che non vedevo da tempo, ed era un'emozione continua.
Intanto nel bar la domanda comune era: come si scrive la versione italiana di "rikscha"?
'risci˛' non sembrerebbe la parola giusta per descrivere un triciclo a pedali, perchŔ ovunque in italia vengono comunemente chiamati 'risci˛' delle carrozzelle con quattro ruote piccole a pedalata collettiva, per far divertire gruppi di turisti sulle riviere italiane. 'Rikscha' cosi com'Ŕ Ŕ un po' troppo difficile da scrivere, ma elasticizzandolo con le regole di ortografia italiana dovrebbe scriversi "rikscia".
"Ricscia" sarebbe infatti graficamente improponibile.
Quindi si Ú proposto di chiamarlo

"rikscia"

in attesa di una dicitura migliore.
Il suo significato Ŕ:
"veicolo a trazione umana su ruote con cui un singolo uomo pu˛ trasportare una o due persone adulte, o il corrispondente del loro peso, facendo leva su pedali".

Al calare della notte la folla Ŕ immensa. Dopo essere arrivato fino a piazza della Nunziata per tornare verso il centro sono costretto a prendere su da piazza Corvetto e scendere giu in via Venti dall'Arco Monumentale. Via Venti Settembre Ú completamente chiusa al traffico ed io sono l'unico veicolo a percorrerla in mezzo alla folla che converge verso piazza de Ferrari e piazza fontane Marose. LÓ infatti si sta per esibire Milva.
Arrivato a piazza de Ferrari ho finalmente l'occasione di riabbracciare mia sorella e il suo bebÚ, ed insieme ci dirigiamo sul risci˛ verso via Garibaldi attraverso piazza Fontane Marose. C'Ŕ cosý tanta gente che non ci Ŕ possibile proseguire attraverso la piazza, proprio mentre si sta esibendo Milva, ed Ŕ grazie all'intervento di alcuni giovani del servizio d'ordine che riusciamo a farci strada fino in via Garibaldi. Mia sorella con mio nipote in braccio sono scesi a Palazzo Bianco a dare un'occhiata nel museo, che per l'occasione rimaneva aperto anche di sera, mentre io ho proseguito verso largo della Zecca, ho caricato su altri amici e con loro sono andato a bere qualcosa nel bar sotto l'Acquario. Pessima idea: praticamente c'erano un milione di persone sotto e intorno all'acquario, e forse anche per questo motivo i servizi pubblici del locale erano stati chiusi a chiave. Mentre poi la cittÓ continuava ad essere in subbuglio ed esplodevano i fuochi artificiali, Sono andato a dormire da amici in una delle crose sopra la Nunziata. Ho parcheggiato per la prima volta il risci˛ fuori, in una piazzetta che sembrava tranquilla. Il mattino successivo avrei trascorso qualche minuto ad enumerare tutte le piccole cose che qualcuno aveva portato via, e che inavvertitamente avevo lasciato sul risci˛ alla mercŔ dei passanti: un faro a batteria sul manubrio, il cavetto di alimentazione fra il pannello solare e il telefonino (introvabile in italia: ho successivamente attraversato praticamente tutta la penisola senza trovarne uno in sostituzione!), ed altre piccolezze. Nulla di cosý grave, in definitiva, e che mi debba servire di monito per le mie future soste nel Belpaese.

Masone-Genova Porto Antico: 30 km

Totale: 1066 km netti percorsi


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