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Il risci˛: L'unica utilitaria davvero ecosostenibile: fa mediamente 100 km con un kg di pasta e ci vai praticamente ovunque. E la tua? in risci˛ da Monaco di Baviera a Genova
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Terzo Giorno

domenica 26 agosto 2007

Come and˛ che mi si buc˛ una ruota del risci˛, e poi mi ritrovai a percorrere l'autostrada in risci˛ presso innsbruck, e dopo aver superato il cimitero degli sciatori lungo la salita per il Brennero si buc˛ la ruota al mio amico, e abbiamo pernottato presso Matrei am Brenner dalla signora Hoertnagl.



L a tenda tippi!! Esco dalla tenda per primo la mattina verso le 8 .

╔ bello fresco fuori, Ŕ tutto lavato e pulito dalla rugiada. Oggi scenderemo gi¨ fino a Innsbruck, penso, ci concederemo un bel pranzo come ieri, e poi su pieni di forza fino al Brennero e poi gi¨, fino a Bressanone!

Ma, ecco che mi accorgo che la ruota anteriore Ŕ a terra! Primo contrattempo della giornata.

Mannaggia! Ho bucato.


In fretta a cambiare la camera d'aria e poi via di lÓ. Neanche il tempo di riempire le borracce di quell'acqua purissima di nuvole, e giÓ via per l'ultimo pezzo di salita.
Ma quando finisce questa salita! I miei amici ben leggeri mi superano e mi aspettano a fianco di un ponte bevendo e scherzando. Il Mark per ingannare queste attese dovute alla mia lentezza (cioŔ alla sua velocitÓ!) ha preso a scrivere il suo diario di viaggio su dei pezzi di carta di recupero.
Peccato che, lunatico com'Ŕ, abbia perso quelle carte preziose poco dopo il suo ritorno a Monaco... Io non avevo proprio pi¨ acqua nelle borracce. Ogni tanto mi fermavo in un posto bello e mi godevo le montagne e la valle di sotto. In un posto c'era un uomo che faceva le foto delle montagne appoggiandosi ad un cavalletto, poco pi¨ avanti c'era un singolare monumento a ricordo delle olimpiadi invernali ivi svoltesi, lÓ avrei volentieri fatto fare una foto, ma proprio in quel momento, circa due chilometri piu avanti Mark impiegava la sua macchina fotografica immortalando il suo dito sanguinante per una ferita accidentale.
Intanto le persone che incontravamo ci dicevano che effettivamente c'Ŕ un divieto di transito per le biciclette, per via della pendenza oltre il 16% che si incontra a scendere verso Innsbruck, per un tratto di circa 3 km, ma io non mi sento chiamato in causa.
Da Scharnitz fino al Seefelder Sattel, che Ŕ a 1185 m sul livello del mare, scherzando scherzando siamo ancora saliti di buoni 200 m!
Verso l'ora di pranzo, dopo un piccolo aperitivo, per la veritÓ piuttosto caro, su una panoramica terrazza nel punto di ristorazione presso la sella di Seefeld, i miei due compagni si apprestano a scendere con sommo gaudio fino al punto di divieto di transito, quindi fanno a piedi a spingere il tratto vietato, e superato quello corrono felicemente fino in cittÓ a pranzare.
Anche io con calma mi appresto a scendere, ma ad una velocitÓ davvero bassissima. Soprattutto nel punto di massima pendenza, un rettilineo lungo almeno un chilometro che per chi lo conosce fa impressione per quanto Ú scosceso, ho guidato con la massima prudenza, stando bene attento a tenere i freni posteriori costantemente tirati e a non prendere mai troppa velocitÓ.
Alla fine di quel rettilineo mi sono ritrovato su uno spiazzo con un punto di ristoro, in cui erano convenuti un bel gruppo di motociclisti americani, e a cui approdarono subito dopo di me un gruppo di ciclisti tirolesi.
Mi sono da subito domandato come sarebbe stato con il mio peso morto di 100 kg abbondanti su 3 ruote affrontare quel rettilineo in salita, ma soprattutto: come facevano le carrozze e i carri commerciali nel passato a salire per di lÓ? Avevano forse una stazione di muli ausiliarii per aiutare la salita dei convogli? Ed anche la discesa non doveva essere per nulla semplice, con il cavallo che portava tutto il peso del carro sulle sue gambe anteriori!
Da lý in poi la strada era una pendenza comoda e tranquilla. Cosý tranquilla che mi Ŕ stato possibile sorpassare l'indicazione che mi avrebbe portato ad Innsbruck in pochi minuti, e a proseguire invece per la via principale, che ad un certo punto senza che me ne avvedessi divent˛ autostrada.
E sý, in Austria e Germania Ŕ cosý: rischi di finire inavvertitamente su un'autostrada senza trovare nessun casello autostradale a bloccarti l'entrata e l'uscita.
Improvvisamente mi accorgo che mi trovo su una carreggiata autostradale ôdirezione Innsbruckö, prossima uscita 3 km.
E fu allora che decisi di andare avanti fino alla prossima uscita. In definitiva non davo fastidio a nessuno, e nessuno a me; sono rimasto infatti tutto il tempo sulla corsia di emergenza.
Mentre giÓ mi immaginavo che cosa diavolo pensassero gli automobilisti vedendo uno strano oggetto semovente con su di un grande cartello bianco la scritta ôFa 100 km con 1 kg di pastaö, e mi godevo con pi˙ nonchalance possibile il panorama sulla mia sinistra, la vegetazione sul pendio che sovrastava il viadotto, nel giro di un quarto d'ora ho raggiunto l'uscita sulla destra, verso Innsbruck.
Proprio al momento di svoltare ľ accidenti- ecco che dietro di me si sente la sirena della polizia. Mi hanno colto sul fatto!
Transitare su un'autostrada con un mezzo non permesso Ŕ un'infrazione del codice della strada piuttosto riprovevole, quindi non ho cercato di giustificarmi, ma ho prontamente ammesso la mia colpa e ho pregato i due gendarmi di essere clementi con me.
Ho allungato loro insieme al mio documento di identitÓ anche un manifesto che ho diffuso in Germania prima di partire, e di cui avevo ancora appresso alcune copie, in cui spiego le modalitÓ e le motivazioni etiche di questo viaggio. I due poliziotti sembrarono divertiti da tutto questo, e ci siamo messi a parlare amichevolmente per un buon quarto d'ora lÓ in mezzo alla strada (ben pi¨ pericoloso se vogliamo di un veicolo che si muove sulla corsia di emergenza, ma non sono il tipo che ama discutere troppo con chi ha il coltello dalla parte del manico...).
Mi sono limitato a rispondere con blando sarcasmo, alchŔ mi Ú stato chiesto se sono di Greenpeace, che non mi occupo di problemi cosý grandi come fa questa organizzazione, ma mi basta redarguire coloro che nel quotidiano inutilmente immettono tanta anidride carbonica nell'aria, come i vigili tirolesi che inseguono ciclisti (ridendo a denti stretti).
Nel redigere il verbale uno dei due simpaticoni Ŕ costretto a scendere dall'auto e a ficcare il collo disorientato qua e lÓ intorno e sotto al veicolo, alla ricerca di un marchio o altro segno distintivo riconducibile ad un modello, come se fosse un'auto o una moto.
Cosa che purtroppo non gli Ŕ stata possibile, perchŔ trattasi di un telaio fatto artigianalmente e senza alcun marchio di fabbricazione. E poi avvenne uno scambio di pezzi di carta. Io consegno loro una banconota da 100Ç a guisa di cauzione per non essere arrestato e in attesa che il capitano della questura di Innsbruck decida a quanto ammonti la multa. Loro mi consegnano una fattura dell'avvenuto pagamento con su scritto che il capo della polizia, dal significativo nome di Herr Pallestrong, mi spedirÓ a casa la multa vera e propria.
Secondo me questo herr Pallestrong Ŕ un brav'uomo, e si Ŕ fatto una risata leggendo il verbale consegnatogli. E di fatto mi ha poi spedito a casa una multa di 80 Ç, cioŔ meno di quanto consegnato agli agenti! (i 20 euro me li ha poi spediti sul mio conto bancario, altrimenti non penserei che Ŕ simpatico.)
Conclusa questa faccenda mi sono ritrovato in uno stato psichico un po' alterato a girovagare per quella che pensavo fosse la periferia industriale di Innsbruck, ma che evidentemente non lo era.
Ho chiesto informazioni ad un uomo con dei folti baffi e una tipica capigliatura anni ottanta, il quale, un po' per via dei baffi, un po' perchŔ parlava di suo giÓ con un accento incomprensibile, mi ha solo confuso le idee su come raggiungere il centro di Innsbruck.
Fatto sta che sono andato ad imbriccarmi su per il lato sbagliato della valle, per poi dopo una buona mezz'ora doverne ridiscendere e, percorso un ponte su cui un giovane faceva appunto l'autostop per lasciare Innsbruck, mi ritrovai nella periferia residenziale proletaria di Innsbruck, abitata da persone dalla pelle scura o ambrata, alcuni giovani con il motorino, particolare che da solo giÓ mi dava l'impressione di essere in una qualche borgata del sudeuropa.
Da una cabina del telefono, che mi risulta assai pittoresca come del resto un po tutto in questa contrada, ho chiamato Andres: mi stanno aspettando da oltre un'ora alla piazza del Duomo, nel centro. Allora cerco di sbrigarmi a raggiungerli. Cosa anche non facile. Poche indicazioni ambigue che dirigono verso il centro storico, poca gente per strada. A quei pochi chiedo di indicarmi la strada. Un giovane uomo scarno ed elegante vestito di nero mi dice di seguire il tetto dorato in alto davanti a noi dietro i palazzi. Il suo accento sembra quello di un genovese che parla in tedesco. Molto curioso. Dev'essere di Vienna.
Poi mi vado a cacciare in dei vicoli lastricati e sotto volte di mattoni chiedendo a destra e manca dove sia il duomo, ma attorno a me per la strada sono tutti turisti ignari che vagano senza meta.
Infine mi ritrovo in una piazza dove su un lato sono parcheggiate delle carrozze a cavalli. Uno dei vetturini polacchi che li guidano mi manda nella direzione della chiesa dei gesuiti sulla Universitńtsstrasse, che lui ritiene essere il duomo.
Invece non lo Ŕ affatto.
Il Duomo, mi dice alla fine un altro vetturino polacco, Ŕ al di lÓ dell'arcata d'ingresso del complesso sull'altro lato della piazza, che poi sarebbe il retro del Duomo.
A fianco della facciata del Duomo ci sono i tavolini all'aperto davanti ad un cafŔ e ad un ristorante.
I miei amici sono seduti fuori dal cafŔ a bere qualcosa. Certo loro non hanno la stessa fame che ho io.. si sono fatte giÓ le 2 e mezza di pomeriggio.
╔ una soleggiata tranquilla domenica qui a Innsbruck, i turisti passeggiano indolenti, un gruppo di goliardi va in giro vestiti da coniglietti rosa.

Cosa non si incontra nel centro di Innsbruck


Da qualche parte sul lungofiume i miei amici si sono soffermati a scoprire le bellezze femminili locali fare bagni di sole su una specie di spiaggia artificiale. Avrei voluto cosý volentieri fare anch'io questa esperienza, ma...non c'Ŕ pi¨ molto tempo: in teoria Mark ed io dovremmo ancora oggi proseguire fino al Brennero e scendere gi¨ sul versante italiano fino a Bressanone, luogo dove una ragazza ospitale del posto ci aspetta per questa sera. Ci concediamo ancora un'ora di delizie al tavolino all'aperto del ristorantino, e ordiniamo ognuno un piatto di spńtzle, una sorta di pasta che si usa in Baviera e Austria, e soprattutto ordiniamo l'Highlight della gastronomia absburgica, il Kaiserschmarrn ("pasticcio dell'imperatore"), che Ŕ anche una buona botta di energia per cominciare l'ultima scalata delle Alpi.

Dopo l'ultimo addolorato addio ad Andres, non facciamo che seguire da bravi la ricca segnaletica per la ôBrennerstrasseö.
Presso la Basilika Witten a sud della cittÓ chiediamo ancora ad un Padre vestito di bianco che passeggia sul marciapiede accompagnato da un giovane chierico, come sia la strada per il Brennero, quanto sia lunga e quando incontreremo il prossimo centro abitato lungo la salita.
Fino al Brennero, come giÓ sapevo, ci aspettano 42 km di salita, e per il prossimo centro abitato, Matrei am Brenner, dobbiamo ancora percorrere 18 km. Il padre ci dice con il suo squisitissimo accento tirolese che la strada Ŕ tutta a tornanti ma non Ŕ poi cosý pericolosa. Nei pressi di quella chiesa c'Ŕ anche un cimitero; Salendo su per quel tornante sopra il cimitero, sopra le nostre teste vedevamo la torretta da cui durante le olimpiadi si buttavano gi¨ gli sciatori. Vi immaginate cosa provano gli sciatori scorgendo da quella torretta in fondo a quel baratro sotto di loro le bianche croci di un cimitero? brrrr...
Poco dopo aver cominciato a salire nel sereno pomeriggio ci raggiunge una pattuglia della stradale, che si vuole assicurare che non siamo degli svitati pericolosi per gli utenti della strada. Mi chiedono semplicemente dove siamo diretti, e quando dico loro che stiamo andando verso il Brennero, dicono semplicemente ôdi qua sempre drittoö.
Un 'informazione davvero utile, in questo incredibile groviglio di strade e stradine (?).
Poco oltre ci fermiamo di fronte ad un panorama mozzafiato della vallata, su cui si erge altissima come una linea lontana lÓ in cima l'autostrada del Brennero, su cui gli automobilisti di solito neanche si accorgono di essere cosý alti e quasi sospesi nel vuoto.

EuropabrŘcke


Su quella piazzuola si Ŕ fermato anche un automobilista pugliese che torna in auto in Germania, finita la vacanza nel suo paese di origine. Guida una elegante auto potente, un eloquente elemento di orgoglio nel villaggio da cui era emigrato chissÓ quanti decenni fa con le valigie di cartone. Ora sta scoprendo che nel viaggiare ci sono cose molto pi¨ belle che le auto e il loro comfort, e che nelle auto ce le rischiamo di perdere quando viaggiamo chiusi nel loro abitacolo ovattato.
Pi¨ avanti ci accorgiamo che sul ciglio della strada crescono come funghi delle croci ornate da fiori e lumini da morto, e contemporaneamente vediamo continuamente che ai lati della strada sono situati dei manifesti che lanciano il seguente slogan:
ödai una chance al tuo angelo custodeö.
In esso viene suggerita l'immagine di un motociclista in corsa su un tornante la cui anima per la velocitÓ si distacca dal corpo.
Ad un certo punto con la mia andatura tranquilla ho raggiunto Mark che come sempre si era portato un po' avanti con la sua andatura veloce. Era accovacciato per terra in uno slargo a valle della strada, la bicicletta a terra e uno sguardo triste rivolto dall'altra parte della strada: se ne stavano andando lentamente a piedi un gruppo di tre persone, a testa china, che avevano appena detto una preghiera presso la croce del motociclista che evidentemente in quel punto aveva lasciato la vita. Il mio amico era rimasto molto impressionato dal fatto che mentre le persone meditavano in silenzio, i motociclisti continuavano a sfrecciare crudelmente su quel tornante mortale.

Motivo della sua sosta era che aveva forato la gomma posteriore della mountain bike e aveva cercato giÓ per tre volte di ripararla. E non se ne era portata neanche una di riserva. Ŕ il colmo: si Ŕ preoccupato di procurarmene tre di riserva per me, e per se stesso neanche una!
Ha tentato pi¨ volte di mettere una toppa, ma il taglio aveva compromesso la valvolina dell'aria.
Si stava gia facendo buio.
Non c'era altra soluzione che parcheggiare la bicicletta in un posto sicuro vicino alla strada, caricare sul risci˛ tutto il suo bagaglio e farlo accomodare sul sedile di dietro, e siccome giÓ si faceva buio cercare il pi¨ vicino posto dove pernottare.
Abbiamo percorso ancora un altro chilometro prima di trovare qualcosa che assomigliasse ad una pensione. C'erano diverse case sulla strada, ma sembravano casette private, e sinceramente avrei al posto dei montanari di questi posti dubitato parecchio prima di ospitare due viaggiatori cosý ôinusualiö.
Infatti Mark, che essendo biondo e tedesco era un po pi¨ accettabile per interloquire con queste genti, al primo tentativo ha fallito miseramente: la porta dove ha bussato non si apriva, e solo quando ha bussato con insistenza ai vetri delle finestre fra le tendine all'interno si Ŕ aperto uno spiraglio, ma alchŔ Mark chiedeva attraverso il vetro se era possibile pernottare lÓ e l'uomo bruscamente dice che non c'Ŕ posto, e quando allora chiede se per caso avesse una camera d'aria della sua misura da vendergli, o se conoscesse qualcuno che l'avesse nei dintorni, e l'uomo con uguale impassibilitÓ sussurra che non pu˛ fare niente per noi, Ŕ chiaro che potremmo anche morirgli assiderati davanti alla porta di casa senza che sia mosso da un sussulto di umanitÓ verso di noi.
Cosý andiamo avanti, e sulla nostra destra ben presto grazie ad un cartello che indica una pensione posta a un centinaio di metri sopra la strada, il Mark pu˛ nuovamente provare a farci accogliere per la notte.
Dopo un minuto lo vedo tornare in giu verso di me. Dice che ci danno una stanza doppia per 17Ç a testa, con la colazione. Quel grande risparmiatore ci stava ancora a riflettere, siccome lui ha la tenda dietro e contava di pernottare fuori in tenda. Ma non si rende conto che qua di notte si congela? Siamo in alta montagna!
Inoltre bisogna ricordare che proprio oggi il Mark ha il compleanno, quindi ovviamente il mio regalo pi¨ utile in quel momento Ŕ di ospitarlo nella mia stanza doppia. Poverino, Ŕ anche un po' contrariato dal fatto che non ha portato una gomma di riserva, ma dopo essersi concessi una bella doccia calda dopo due giorni di vita alla boscaiola, e dopo aver mangiato un po' di pane e formaggio e bevutoci sopra una birra, Ŕ tornato il buonumore e siamo stati ancora un bel po' a parlare e chattellare prima di metterci a dormire. Dalla finestra della stanza al primo piano potevo controllare il risci˛ parcheggiato sul prato antistante, al sicuro da malintenzionati che comunque sicuramente non passano da quelle parti di notte. Questo Ŕ certamente un posto dove si conoscono tutti, e non c'Ŕ modo di rubare niente.

Aperta la finestra per fumare una sigaretta, mi sono goduto a pieni polmoni quella fresca frizzante aria notturna d'alta montagna, e quella pace cosmica che vi regna.

Scharnitz- Matrei am Brenner: 52 km





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