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Il risci˛: L'unica utilitaria davvero ecosostenibile: fa mediamente 100 km con un kg di pasta e ci vai praticamente ovunque. E la tua? in risci˛ da Monaco di Baviera a Genova
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Secondo Giorno

sabato 25 agosto 2007

Come and˛ che partendo dal laghetto di Kochel fra le Alpi Bavaresi si arriv˛ nell'allegro Paese dello jodel, e si finý a dormire accanto al fuoco in una fantastica tenda indiana.



L a tarda mattinata di una splendida giornata di sole, in riva al lago.

Una bella giornata limpida


Quando mi sveglio gli altri due hanno giÓ lasciato la tenda, Mark ha fatto delle foto in riva al lago dove se le capovolgi il riflesso del cielo sul lago diventa il cielo. La tipica foto di un lago alpino insomma. Con assoluta calma poi abbiamo smontato la tenda e siamo risaliti sulla via principale, dove giÓ ieri avevamo visto il ristorante italiano che ci avevano consigliato quei ragazzi.

si va a mangiare!


La coppia che lo gestisce sono dei calabresi sulla trentina, lei Ŕ di Vibo Valentia e non torna a casa da 8 anni, e stava per andare finalmente in vacanza a casa. Quindi era particolarmente allegra. Nella terrazza dove ci siamo seduti a mangiare al tavolo dietro il nostro si siede un tipo con tuta da ciclista rossa, uno robusto slavo germanizzato, che andava in un solo giorno da monaco fino a Merano, e non attraverso il Brennero ma da un giro a ovest , mi pare si chiamasse passo del rombo (Timmelsjoch). Gli abbiamo chiesto come Ŕ la strada fino ad Innsbruck, che peraltro io giÓ avevo percorso, ma in direzione opposta. Il fatto Ŕ che io contavo di essere a Innsbruck giÓ nel primo pomeriggio, per incontrare una certa Frau Kofler, giornalista del quotidiano tirolese che sarebbe interessata a riferire del nostro viaggio. Ma Andres diceva che non ce la faremo mai entro la serata, al pi¨ presto all'una di notte, e alla fine aveva anche ragione! Io invece ho continuato a sostenere che la parte a salire sarebbe stata ancora breve, e dopo il Walchensee sarebbe giÓ andata a scendere. Cosý erroneo era il mio ricordo, poichŔ mi ricordavo benissimo della salita su da Innsbruck, ma la discesa era stata cosi lunga quanto dimenticata. Dopo una pasta alla carbonara, dopo un cappuccino corretto, una crepe dolce e due giri di tiramisu, forse eravamo imbottiti abbastanza per cominciare a salire. L'appuntamento con la giornalista era destinato a non funzionare, poiche┤ dalla cabina ho cercato di telefonarle ma senza trovarla in ufficio. Io mi carico sul rikscia anche lo zaino di Andres, che poverino non ha portapacchi sulla sua bici e altrimenti se lo dovrebbe caricare sulle spalle come un mulo. Vi sembrerÓ infantile, ma tutti e tre per diletto abbiamo cominciato a strombazzare con le nostre trombette da bicicletta sul manubrio, e a creare dei ritmi assieme. Era un bel modo per tirare avanti in quella salita senza pensare troppo alla fatica. E anche un bel modo per farsi udire meglio dalle auto che scendevao in senso opposto, esendo la strada tutta a tornanti. Ogni tanto i miei due compagni sprintavano avanti e si facevano una pausa aspettandomi in un angolo fresco, io invece andavo sempre alla stessa andatura piano piano, ogni tanto distraendomi ascoltando la radio qua e lÓ, in particolare di un esperimento fatto dalla radio bavarese in italia, dove la giornalista si Ŕ finta autostoppista e ha fatto una statistica di quanti uomini che la prendono su cercano anche di approfittarsi di lei. Dal tono di voce sembrava si fosse eccitata un mondo a constatare quanti di loro appunto ne vollero approfittare. L'ospitalitÓ italiana verso le testoline bionde Ŕ intramontabile. Arrivati sul belvedere sopra il Walchensee ci siamo scattati qualche foto che dovrebbe esprimere soddisfazione di essere arrivati lass¨. Ma certo non sapevamo quanto ancora esattamente avremmo dovuto salire. Lassu si erano fermati anche un guppo di motociclisti, uno di loro era davvero grosso e pieno di tatuaggi. Loro erano italiani che andavano a Monaco in moto.

io sono il nanerottolo nero vicino a Mark


Poi salendo poco sopra ho dato il mio primo passaggio, a una giovane coppia, Cesar ed Evelyn. In questo caso siccome loro scendevano li ho portati in discesa ritornando indietro, e anche per me Ŕ stato un sollievo avere un po di arietta fresca addosso. Ŕ una giornata piuttosto calda, ed Ŕ il sole formidabile dell'alta montagna. Ma dopo poco un nuovo traguardo: il Kesselberg (monte-pentola), un punto alto di quella strada, che come leggiamo da un'iscrizione era stata fatta ammodernare dal principe reggente Leopoldo, e da lý in avanti pare che la strada vada a scendere. Ma non era cosý, nŔ era vicino il passo di Seefeld, da cui si scende verso Innsbruck! Ad ogni modo da lý in poi c'erano dei bei tratti di discesa, la strada era ottima, quindi il mio amico Mark, che da giovane era un bmx-rider, si Ŕ buttato a tutta velocitÓ sempre e comunque laddove possibile, pregustando soltanto quello che l'attendeva al di lÓ del Seefelder Sattel e soprattutto quello che lo attendeva al di la┤del passo dl Brennero. Per me questi numeri sono esclusi in partenza, ho un veicolo troppo pesante per arrischiarmi a pi¨ di 30 km all'ora, e gli ammortizzatori non sono sufficienti per numeri acrobatici. Andres da padre di famiglia Ŕ meno spericolato, ma semplicemente io sono davvero lento in confronto ad una bicicletta che pesa si e no 10 chili. SicchŔ mi ritrovai da solo a menar per una valle bellissima, col sole del tardo pomeriggio radente le vette altissime intorno a me, e lÓ ad un certo punto vedo un uomo e una dona sul ciglio della strada intenti ad osservare un punto per terra fra la boscaglia. Sono due geologi che stanno redigendo un resoconto dei possibili monumenti geologici della regione, per promuovere nel futuro un turismo che si rivolge non solo alle bellezze naturalistiche o gastronomiche, ma anche attento alle particolaritÓ di questa geologia alpina. Discorsi molto suggestivi: mi mostrano per esempio che nella roccia che stiamo fissando affascinati si scorgono i solchi scavati dal passaggio del ghiacciaio che in una certa epoca ricopriva interamente la valle dove ci troviamo. Mittenwald: qui mi ricongiungo ai miei amici, che mentre mi aspettavano hanno comprato da mangiare al locale discount: birra augustiner, per me apfelschorle, bevanda non alcoolica e ottimo integratore naturale. Formaggio, burro alle erbe, le patate ci sono avanzate ancora da ieri sera. Caricate queste cose sul sedile di dietro del triciclo, consci infatti che comunque domani sono chiusi i negozi e non si puo comprare niente, si ricomincia a muoversi verso il Tirolo, che oramai non dovrebbe essere lontano. E cala la notte mentre ci allontaniamo dal paese. Ci vuole ancora un'ora finchŔ raggiungiamo il prossimo centro abitato. Entrare nel paese ci comporta una deviazione dalla via principale, ma per sicurezza siccome la strada Ŕ deserta vogliamo trovare qualche locale per chiedere chiarimenti sulla strada migliore. Ŕ lÓ che incontriamo questa signora che porta a spasso il cagnolino, che non smette un attimo di abbaiarci come un pazzo. Lei ci dice di raggiunger innanzitutto Scharnitz. Un paese che chissÓ forse si chiama cosý perchŔ Ŕ la cerniera (Scharniere) fra Baviera e Tirolo. Anche se non fosse cosý lo uso come trucco per ricordarmi questo nome. Il tragitto che segue a cavallo del confine Ŕ tranquillo, poco traffico di auto, una notte serena e non ancora fredda. Naturalmente teniamo tutte le possibili luci e faretti accese, e l'Andres che Ŕ quello meno equipaggiato (non riesce ancora a credere di essere andato da un Paese ad un altro con l'ausilio delle sue sole gambe!) sta preferibilmente nel mezzo della nostra piccola carovana. Mentre pedaliamo piano piano nell'oscuritÓ Andres che Ŕ sudamericano ci spiega un sacco di cose su come si va a cavallo, attivitÓ che per lui Ŕ normale come per me viaggiare in bicicletta. Il primo paese dopo il confine ci saluta con la sagoma di un lama (?) a lato della via, subito dopo con unĺesposizione di auto dĺepoca in una specie di museo a vetrate. Dopo un centinaio di metri cominciamo a sentire della musica nellĺaria. Un piccolo festival di paese. Un gruppo di ragazzini locali che suonavano covers di musica conosciuta a tutti in una piazza simile ad un anfiteatro con alcuni chioschi di birra e wurstl. E tante biciclette parcheggiate sul piazzale antistante. Mark osserva per prima cosa che qui le biciclette non sono chiuse a chiave! Per noi di Monaco questo Ŕ un particolare che ha dello straordinario! I miei amici entrano immediatamente nella mischia del pubblico, io invece rimango a vedere questo concertino seduto sul sellino. In quel mentre scambio quattro chiacchiere con alcuni uomini del posto con una bottiglia di birra in mano. Uno di questi si chiama Claus ed Ŕ un grande. Lui Ŕ un tedesco di Regensburg che lavora lý a Scharnitz allevando i lama e gli asini, e li usa per trasportare l'attrezzatura di quelli che salgono su sulle vette pi¨ alte per calarsi col parapendio. In quel breve lasso di tempo che dura un mezzo litro di birra (per me un mezzo litro di apfelschorle), siamo in grado di parlare di tutto e di pi¨, di noi, del paese, dei massimi sistemi. Alla fine per˛ si ricade sulla questione pratica: cosa fare? Sono giÓ le 11 di sera, e a quanto pare il culmine del tratto in salita che precede la famosa discesa vertiginosa fino a Innsbruck Ŕ ancora lontano dei chilometri. Che fare allora? Rischiare di arrivare di notte ad Innsbruck e dover dormire all'addiaccio? O accettare l'offerta tentatrice di Claus, di essere ospitati nella sua tenda Tipi, cioŔ quella grande tenda che usano gli indiani d'america, conica, aperta in cima e con il fuocherello dentro? Come resistere a questa offerta caduta dal cielo? Ma si, al diavolo il programma che ci vedeva arrivare a Innsbruck giÓ nel pomeriggio di oggi, accolti dall'intervista della stampa tirolese... Poco a sud del paese si trova un'area adibita al tiro con l'arco, e li sorgevano su un prato alcune tende bianche coniche semplici e grandiose. L'amica di Claus, quando siamo arrivati dalle tende mi ha chiesto di provare a guidare, ed Ŕ riuscita alla prima a guidare perfettamente! Loro non si sono fermati con noi, ma ci hanno invitato a tornare a Scharnitz in autunno e goderci un po' di quella natura meravigliosa insieme a loro. Molto molto volentieri!

questo era il tetto della tenda tippi, con l'apertura per far uscire via il fumo del fuoco


Dentro la tenda abbiamo acceso un fuocherello, e su di esso abbiamo messo alla brace tutte le patate rimaste dal giorno prima. Avevamo anche del formaggio e del sale: un lauto pasto, un sorso di birra, e giÓ eravamo sdraiati tutti e tre accanto al fuoco, felici e stanchi, parlando del giusto e dell'ingiusto, dell'economia etica e di quella distruttiva. I piedi verso il fuoco, la testa verso l'esterno, diceva la nonna di mark, nel dubbio mi metto di traverso tangente al fuoco, sdraiato su un bancale e avvolto nel sacco a pelo. Kochel am See-Scharnitz: 39 km




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